Video

Questa pagina raccoglie tutte le segnalazioni ed i commenti su film e video.

Puoi recensire un film che hai visto oppure segnalare un video raccolto in rete che ti ha particolarmente colpito: aggiungilo nei commenti


THE NEW WORLD

Un film di Terrence Malick. Con Christian Bale, Jason Aaron Baca, Colin Farrell, Ben Mendelsohn, David Thewlis, Q’Orianka Kilcher, Christopher Plummer.

Avventura, Ratings: Kids+13, durata 150 min. DVD – USA 2006.

In breve la trama: America, 1607. Sulle coste di quello che diventerà lo stato della Virginia sbarcano i coloni dall’Europa. L’incontro con i nativi del luogo è pacifico: tra di loro c’è la splendida principessa Pocahontas. L’inglese John Smith, imprigionato perchè voleva tentare un ammutinamento, viene prima rilasciato e poi messo a capo della spedizione, con l’ordine di risalire il fiume per trovare la città dei nativi e proporre al loro re degli scambi. Smith ci arriva come ostaggio, ma viene risparmiato per volere di Pocahontas: tra i due, nel periodo che Smith trascorre tra gli indigeni, scoppia l’amore. Arriva il momento del ritorno al villaggio, con l’ordine del re di andarsene di lì a poco. L’ordine disatteso fa scattare lo scontro, risolto dall’arrivo di altre navi dall’Europa. Pochaontas, che aveva tentato di aiutare Smith, viene scacciata da suo padre. Smith rinuncia però al suo amore e parte per l’avventura e la gloria. La principessa viene riscattata dagli europei, e trova marito quando arriva il virtuoso proprietario terriero John Rolfe. Nasce un figlio. La principessa viene invitata alla corte di Re Giacomo, dove tutti sono curiosi di conoscerla. Pochaontas qui si ammala, e muore durante il viaggio di ritorno, prima di rivedere casa.

Il film, al di là del racconto, è una bellissima riflessione sul problema fondamentale dell’uomo: il suo destino.

Posto in un mondo dove continuamente si scontrano luce e tenebre, dove una forza più grande di noi ci attrae, l’uomo continuamente deve scegliere. Il bene o il male? La solidarietà o l’avidità egoistica? Il possesso o il dono di sé?

La domanda finale, che turba profondamente chi si lascia condurre attraverso lo scorrere della bellezza delle immagini e della musica, è questa: Che cos’è l’amore? Come si può amare davvero? L’amore vero è quello segnato dalla passione travolgente e inafferrabile o accettazione della realtà e della propria storia?

La visione del film deve essere completata dal dibattito, perché chi è più superficiale tende a dire che il film è bello ma lento…

Consiglio vivamente questo film per un gruppo di giovani adulti, dove si sta affrontando il tema dell’affettività. Quindi: sempre. (Don Pietro Cesena)


Corpo Celeste

Un film di Alice Rohrwacher. Con Yle Vianello, Salvatore Cantalupo, Pasqualina Scuncia, Anita Caprioli, Renato Carpentieri. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 98 min. – Italia 2011. – Cinecittà Luce Il DVD è una novità in vendita nei negozi.

Corpo celeste è un film da vedere e da accogliere per una più profonda riflessione sulla nostra attività pastorale e su quello che la Chiesa rappresenta ancora, nonostante tutto, agli occhi di chi si sente “lontano”. Devo assolutamente ringraziare il sig. Tagliafichi, anima e corpo del Cinema Jolly di San Nicolò per l’insistenza con cui mi ha pressato per assistere alla proiezione di questo film con l’intervento dell’autore Alice Rohrwacher, che ha ottenuto la nomination come regista esordiente ai “Nastri d’argento” 2011. Nata a Fiesole, Alice Rohrwacher non è cristiana, ma si dice interessata alla “spiritualità”, ha fatto un esame di Storia delle Religioni a Torino ed è incuriosita dalla realtà della Chiesa, nell’esperienza più concreta di una parrocchia, dove peraltro lei non è mai passata…L’occasione è stato questo film, girato con intenti documentaristici, visti con gli occhi di una non credente. La storia è molto semplice: una ragazzina fa ritorno dalla Germania, dove è emigrata con la famiglia a Reggio Calabria. Vive in un quartiere periferico, dove l’unico centro di aggregazione è la parrocchia, rappresentata nello squallore di una chiesa la cui architettura è senza anima e dove “gli operatori pastorali”, compreso il prete, sono poveracci che cercano di balbettare qualcosa, senza mai arrivare al sodo della questione, della domanda che la protagonista del film tenta di esprimere nel corso di preparazione alla Cresima. Ma nessuno è in grado di dare risposte, vuoi per la superficialità dell’adesione alla fede o perché presi da altre realizzazioni “mondane” (il povero parroco cerca di intrallazzare con i politici per approdare ad una parrocchia più ambita…). L’immagine del Vescovo e del segretario è purtroppo, a detta del sottoscritto qualcosa che oltrepassa la macchietta… Intanto, mentre si prepara il musical dei cresimandi, il cui pezzo forte è “mi sintonizzo con Dio…”, Marta, la ragazzina incontrerà probabilmente il Cristo nel crocifisso del vecchio paese abbandonato (quanti richiami a Francesco d’Assisi…) ma lo “libererà” impedendogli di approdare a quella città senz’anima dove altrimenti sarebbe destinato e ne seguirà le orme, purtroppo sola. Arianna Prevedello sul sito dell’ACEC (Ass. Cattolica Esercenti Cinema) così scrive: “Corpo celeste non è di certo una carezza per la chiesa, ma lo scegliere di raccontare dinamiche escluse dallo schermo da decenni dice un’attenzione nei confronti di un’istituzione da cui le persone si aspettano capacità di comunicazione, profondità, serietà, passione (l’energia che la catechista chiede ai ragazzi ma che manca in primis a lei) e che Marta trova solo nel parroco di quel paese abbandonato che finalmente le parla di Gesù con uno slancio e un’intimità che apre al sacro, che la suggestiona per differenza. Con tutte le acerbità di un’opera prima comunque esemplare, da Corpo celeste rimane l’idea che le persone guardino alla catechesi e alla comunità ancora come un’esperienza solida dentro la liquidità circostante della vita contemporanea. E che quando ciò non avviene, sia proprio un peccato mortale.” In sala c’erano solo persone non praticanti e ho sentito in modo assordante l’invocazione rivolta alla nostra Chiesa: “Dove siete? Dov’è finita la vostra speranza?”. Possiamo rispondere seriamente alla sfida della modernità? Nelle nostre città costruite senza alcun rispetto per il destino degli uomini, è ancora possibile incontrare Cristo? Personalmente ho potuto augurare alla regista di incontrare davvero quello che sta cercando. (Don Pietro Cesena)


Il grande volo

Un film di Richard Donner. Con John Heard, Ben Johnson, Tom Hanks, Lorraine Bracco – Titolo originale Radio Flyer. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 120 min. – USA 1992 Si trova in DVD , in IBS viene venduto ad es. a 9,90 € ma si può trovare anche a meno…
Questo film è stato usato da noi in alcuni lavori di gruppo di giovani delle superiori sul rapporto genitori/figli. Nonostante il Morandini (Corriere della Sera) lo demolisca definendolo “senza sale” e sapendo che dopo una certa età il sale va molto, molto, diminuito nella dieta personale, a parere nostro questo film può essere uno strumento fruibile per far riflettere i nostri ragazzi sull’importanza di far
crescere i propri sogni e desideri, specie quando sono assolutamente necessari per spezzare quel cerchio di morte, sofferenza e dolore in cui ci ritrova rinchiusi a causa della povertà umana e affettiva degli adulti.
L’aereo costruito per andarsene via è non solo un sogno, ma un bisogno sempre più urgente, specie nei maschi, per spezzare il cordone malato che ci lega alla madre impedendoci di diventare uomini. E’ un invito ad andare a vivere da soli, per rimettere a posto il cervello e il cuore. L’aereo da costruire è la propria autostima, capacità di indipendenza e autonomia (imparare a fare la spesa, a lavarsi le cose, a mettere in ordine la propria stanza, a non buttarsi via…).
Sotto questa chiave di lettura ci piacerebbe conoscere altri che hanno fatto uso di questo film per scambiarci le esperienze. (don Pietro Cesena)


Leo

Un film diretto da Mehdi Norowzian e interpretato da Joseph Fiennes, Elisabeth Shue, Justin Chambers, Sam Shepard, Dennis Hopper. Drammatico durata 103 min. – Gran Bretagna, USA 2002 Si trova in DVD su Ebay a 7,90 + 3 € di spediz.

Il film è il racconto parallelo di due anime ferite, una storia di redenzione e di lotta perché due uomini trovino un senso alla propria vita. Stephen è un uomo in libertà condizionata che durante la permanenza in prigione ha stabilito un rapporto epistolare con Leo, un ragazzo con una dura serie di problemi, non ultima la madre, alcolizzata. La madre di Leo, credendo che il marito le fosse stato infedele, si era imbarcata in una relazione clandestina con un giovane tuttofare, rimanendo incinta proprio in quel periodo di adulterio. Il marito muore però in un incidente stradale con la piccola figlia primogenita, e la madre tormentata dal senso di colpa, comincerà ad odiare questo secondogenito, Leo per l’appunto, lasciandolo senza l’affetto profondo di cui avrebbe bisogno e sfogando su di lui il proprio fallimento. A scuola un insegnante, intuendo la sensibilità del ragazzo e le sue capacità letterarie assegna un compito di corrispondenza epistolare con un condannato in carcere per un progetto scolastico. Leo comincia ad avere un legame stretto con Stephen. Quando Stephen viene rilasciato dalla prigione, e ottiene un lavoro in un ristorante, dove in un reciproco ruolo di aiuto per ritrovare la propria dignità con i suoi colleghi di lavoro, Stefano deciderà di lasciare il ristorante per cercare quel ragazzo le cui lettere gli avevano permesso di attraversare i giorni più bui del carcere. E’ un film, nella sua terribile e dolorosa semplicità, difficile al primo acchito, in cui lentamente ci si deve immedesimare per giungere alla catarsi finale. Ritengo che sia adatto a ragazzi delle superiori, sotto la guida di un adulto con cui condividere il racconto del medesimo dolore. Che è poi quello di non essersi mai sentiti amati davvero, per tanti addirittura rifiutati, un peso, una colpa… C’è una corsa finale che esprime una urgenza sempre più inderogabile: dobbiamo diventare noi stessi, nel bene e nel male del nostro vissuto, per correre verso la realizzazione di sè. “Anche se una madre dimenticasse il figlio, io non ti dimenticherò…” dice il Signore. (don Pietro Cesena)

Altre recensioni E’ un gran bel film, ricco di tematiche, ben costruito, condotto e fotografato. “Leo è l’icona della dignità, della speranza e della possibilità dell’amore dell’uomo. Egli passa attraverso l’inferno della vita – il non essere amato dalla propria madre, l’assassinio di un uomo, la visione di esperienze degradanti -, e si salva grazie all’amore per la letteratura e la scrittura che gli rendono presente la figura positiva del padre, morto tragicamente prima che egli nascesse. L’oggettivazione della sua storia tragica attraverso l’arte della scrittura gli consente di recuperare il suo sè bambino e adolescente, e di superare i traumi subiti ad opera della madre. Ella si caratterizza per la presenza di forme distruttive di dipendenza e di anaffettività, scatenate dall’individia mimetica nei suoi confronti che si concretizza in calunnia. A sua volta ella usa il figlio come capro espiatorio per la sua vita degradata, senza speranza, senza alcuna apertura alla spiritualità: l’assenza di Dio crea vuoto e freddezza che avvolgono i personaggi. Per contrapposizione emerge la presenza salvifica dell’amore, che si rende presente quando Leo dimostra con i fatti di scegliere coraggiosamente la verità e salva una donna problematica, immagine di sua madre.” Commento di un gruppo che, sotto la guida del dott. Maurizio Bosio, ha “usato” il film nel corso nel corso del Progetto Kalòs, una esperienza di aiuto e guarigione per ragazzi e giovani con problemi di anoressia, in cui si propone la potenza simbolica e catartica della bellezza, intesa nel senso greco di kalòs che contiene i concetti di salute, di equilibrio e armonia interiore ed esteriore, per scegliere definitivamente la vita e la sua bellezza.

“Febrisio”, blogger di “Filmscoop” così ne parla: … Leo cerca invece la vita, la sua. Quella personale che sta dentro di noi. Quella che lui non sa descrivere; tanto banale ai suoi occhi tanto da sembrar scontato raccontarlo agli altri. Il suo (tuo!) unico sguardo sa cogliere ciò gli altri non vedono. Riuscire ad essere coscienti di questo! Capire che ognuno è fatto a modo suo, e cresce a modo suo. Esserne fiero tanto da voler tornare indietro per vedere con gli occhi di come si faceva prima; forse più bambino, forse solamente qualche anno più giovane. Momenti in cui inconsciamente si possedeva la sicurezza di essere se stessi, senza dubbi… non come quel vecchiaccio di Leo, che si smarrisce, ma mai per tempi lunghi. Ogni tanto si sente qualcuno dire “Non vorrei un giorno guardarmi indietro e pentirmi delle mie scelte”. L’ho sentito dire, ma mai conosciuto qualcuno che si è pentito al 100% di ciò che ha fatto. E allora mi chiedo; Ciò che percorriamo ci farà sempre crescere? E di conseguenza saremo fieri anche nella cattiva sorte di scelte sbagliate?..


La settima stanza

Un film di Márta Mészáros. Con Adriana Asti, Jan Nowicki, Elide Melli, Maia Morgenstern. durata 110 min. – Italia, Francia, Polonia, Ungheria 1995.


Il film, premio della giuria ecumenica a Venezia nel 1996, narra la storia di Edith Stein, ebrea – atea – poi divenuta cattolica carmelitana e morta ad Aushwitz nel (9 o 12 agosto) 1942. Edith Stein è la Patrona d’Europa.
Il film procede per salti e sbalzi stilistici ma è avvincente e corre verso il tragico finale.
La protagonista è la stessa che ricopre il ruolo di Maria la madre di Gesù nel film “The passion” di Mel Gibson.
Edith, assistente di Husserl (Fenomenologia), insegnate di lettere e filosofia, nonché ricercatrice universitaria, comincia a conoscere due tipi di persecuzioni: la prima essendo di origine ebraica, religione che comunque lei non pratica più dall’adolescenza, (importante sottolineare, perché lei stessa dice, che la sua non è una conversione dall’ebraismo al cattolicesimo, ma dall’ateismo al cristianesimo), piano piano viene estromessa dalle leggi razziali dall’insegnamento e dalla vita pubblica. La seconda è la fatica della madre ad accettare la conversione – tradimento della figlia con bellissimi dialoghi presi dalla biografia della stessa Stein. L’essere privata di ogni attività permette alla Stein ormai filosofa riconosciuta a livello europeo (girò l’Europa tenendo conferenze sulla dignità della donna), di non avere impedimenti per l’entratanel Carmelo di Colonia. Ma la sua avventura continua, le persecuzioni incalzano fino quando lei stessa deciderà di assumere su di sé il sacrificio di Cristo per offrirsi in olocausto per i buoni e i cattivi). Il film procede per stanze le mansione del castello interiore di Santa Teresa d’Avila che indicano il cammino della preghiera, la cui ultima stanza, la settima appunto, rappresenta l’unione dell’anima con Dio. Ci sono lungo il film diversi portoni – porte che si chiudono con solennità e rappresentano il passaggio da una mansione all’altra. Ogni chiusura è una rinuncia – spogliazione a cui Edith si abbandona. Questo fino alla nudità cristologia dell’ultima sequenza con una bellissima icona della Pietà dove Israele regge tra le braccia il Cristo Morto. La Settima stanza coincide con la camera a gas e l’accostamento è altamente significativo perché il luogo della morte, della violenza barbarica e dell’assenza – scandalo di Dio, diviene anche il luogo dell’unione mistica, dove il martire soffre come Cristo e diviene Cristo rendendolo presente dentro lo scandalo del male.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s